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Star di casa

Traduzione di

Data di uscita

21/02/2024

Isbn

979-12-81510-11-1

Prezzo

 15.00

Formato

cartaceo

Tra biografia, meditazione e racconto, Fabrizia Ramondino traccia un personalissimo itinerario in cui la memoria passa attraverso l’esperienza del corpo e dell’anima.
Con sguardo di eterna fanciulla depositaria di una saggezza antica, rievoca la sua Napoli, quella reale e immaginaria che si pone oltre il tempo. Ricordi da cui riemergono le figure di bambini, di nonne, di madri, di domestiche che si muovono nelle buie cucine di antichi palazzi, di signore che si mostrano nei barocchi salotti di rappresentanza, di ragazzi che si rincorrono nei vicoli caotici della città.
Il microcosmo napoletano è il perfetto scenario che dentro di lei si espande, si dilata fino a diventare mondo, strumento di comprensione che la scrittrice arricchisce con la sua visione delle cose. Un paesaggio esistenziale che muta a seconda degli occhi di chi guarda e della memoria di chi rievoca.
La Ramondino rievoca il passato con nostalgia e affetto, incanto e disinganno risvegliando dal torpore della polvere un mondo assurdo, magnifico e spietato che chiede di essere conservato in tutta la sua contraddittoria euforia.
Accade che l’antico incantesimo, tramandato di donna in donna, di scrittrice in scrittrice, e invocato dal tocco magico della parola, riesca a illuminare e svelare le fattezze di un universo segreto, tanto meraviglioso quanto crudele, senza dubbio immortale.

Estratto

«e gli animali sagaci già notano
che non molto sicuri noi stiamo di casa
nel signifi cato mondo».
Rilke, Elegie di Duino, I

1. Sempre, nei viaggi in treno, una volta in terza classe e ora, avendo le FF.SS. decretato l’abolizione della piccola borghesia, la quale invece dilaga verso le altre due opposte classi, in seconda, qualcuno mi chiede di dove sono. E quando rispondo: «Di Napoli», provo imbarazzo, come se fossi imprecisa, reticente o addirittura nascondessi una tara. Pure infatti nata a Napoli e vissutavi a lungo, sono stata di casa anche altroce1. E il napoletano non è la mia madrelingua, la lingua primigenia dell’eros e del gioco. Questo avverte subito il viaggiatore napoletano, che allora, seppure non del tutto convinto dalla prima risposta, così incalza: «E di dove?», intendendo di quale quartiere cittadino o comune della provincia, immaginando forse che esista una enclave di strani napoletani, chissà a Capri, in un segreto monastero o verso Cuma antica. Di nuovo provo imbarazzo, perché ho cambiato molti quartieri e paesi, della città e della provincia, paesi di campagna e paesi di mare, quartieri di poveri e quartieri di ricchi. E più il curioso incalza con altre domande, più sembro strana e straniera, nonostante dimostri di sapere di quei quartieri e di quei paesi: ma come un Baedeker o altro libro, non come un compaesano e concittadino.

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